STORIE DI MAMMA: Quel famoso 5% è toccato a me.

Anche questa volta un parto da sogno e un bambino coccolone che si attacca subito benissimo, da manuale. Anche questa volta tantissimo pelle a pelle e co-sleeping.

Anche questa volta…aggiunta”.

Mi chiamo Valentina e sono una peer counselor.

Ma come?!? Una consulente con l’aggiunta? !?

Già perché anche una consulente può essere parte di quel 5% di mamme che non è in grado di allattare il proprio bambino in maniera esclusiva.

Tutti i diritti riservati a Valentina M. Lozza

Con il primo figlio credevo di non aver messo in gioco tutte le carte per far decollare l’allattamento, un po’ come capita a molte neomamme. Non avevo trovato nei famigliari il giusto supporto e l’aggiunta si è resa indispensabile fin da subito. Con l’ausilio del DAS sono pero riuscita a limitare la quantità giornaliera di latte artificiale, tornando a un allattamento esclusivo in concomitanza con lo svezzamento.

Data l’esperienza difficile, decido di prendere la certificazione OMS/UNICEF per diventare consulente e affiancare altre mamme in questa straordinaria, quanto a volte complicata, avventura che è l’allattamento al seno. Mi trovo subito ad assistere molte mamme e noto che la causa principale di difficoltà consiste proprio nella mancanza di supporto…proprio come nel mio caso.

Ecco che arriva anche per me una seconda opportunità. Altro bimbo, altra aggiunta. Questa volta firmo per essere dimessa dall’ospedale in seconda giornata e godermi le coccole del pelle a pelle nel lettone di casa con mio marito e il mio figlioletto più grande. Un parto da sogno, rapido e quasi indolore. Un bimbo che da subito ciuccia a dovere e mi dà anche tempo di riposare e di riprendere le forze. Una volta a casa, però, noto qualcosa non va: pannolini sempre asciutti, labbra molto secche, bimbo sempre più sonnolento e spento. Vedo che si attacca bene e che la suzione pare efficace…eppure qualcosa non quadra. Ecco che i pannolini iniziano a colorarsi di rosa (urati) e la bilancia segna in quarta giornata un calo quasi del 14 %. Mi metto subito in contatto con la mia formatrice IBCLC e iniziamo a lavorare studiando la situazione: tiralatte ogni 2 ore per stimolare la produzione e in contemporanea bimbo attaccato all’altro seno, dosi minime di latte in polvere ogni 3 ore per cercare di riattivare il bambino, ormai in stato comatoso.

Dopo una settimana, il piccolino sembra aver riacquistato le forze, ma il mio seno non presenta miglioramenti. Nessuna montata lattea, nonostante una iperstimolazione. Passo allora al contrattacco e decido di indagare sulle cause. Già a un primo sguardo, la mia IBCLC nota delle particolarità nel mio seno: sembra come vuoto, incompleto. Una semplice ecografia bilaterale mammaria conferma infatti la diagnosi:

Mammelle tuberose dovute ad ipoplasia della ghiandola mammaria. Quel famoso 5%....è toccato a me. (Leggi anche Ipogallatia: quel famoso 5%)

Come muoversi ora? Beh due sono le opzioni: cercare di produrre al massimo delle proprie capacità ghiandolari fornendo una piccola aggiunta di artificiale, oppure passare direttamente all’artificiale. Da consulente, opto ovviamente per la prima via, tutta in salita. Da un seno ipoplasico esce un flusso di latte veramente lento e spesso centellinato e non è semplice convincere un neonato a continuare a ciucciare. Di sicuro il DAS aiuta in questi casi, e devo dire che per i primi 40 giorni è stato un alleato indispensabile. Ho attaccato il bimbo a richiesta per le coccole e per la nanna a seno libero, alternando ogni 3 ore l’utilizzo del DAS con 30 ml di artificiale. Avendo però un bimbo di 22 mesi da gestire, il DAS diveniva davvero complicato ed è subentrato così il biberon: seno a richiesta per coccole e nanna e biberon di artificiale ogni 3 ore con sempre la solita dose da 30 ml. L’attacco a seno libero non avviene mai comodamente seduti su una poltrona o su una sedia proprio perché essendo lento il flusso, il bambino lo rifiuta.

Per ovviare all’ostacolo, allatto il bimbo in piedi e passeggiando, meglio ancora se in fascia tenendolo in posizione verticale. Tengo sempre monitorati i pannolini e la bilancia: se dopo due settimane di peso in stallo noto che i pannolini sono progressivamente più asciutti, aumento di 10ml l’aggiunta.

Ora il campione di questa storia, Leonardo, ha 5 mesi e mezzo e tuttora è allattato in maniera complementare: a richiesta al seno e ogni 3 ore circa con biberon di artificiale. Attualmente la sua dose di latte in polvere è di 90ml per 6 biberon al giorno, quantitativo che si somministra a un bimbo di 2-4 settimane. Predilige il seno per i riposini diurni e durante la notte, quando sento proprio che si fa delle belle scorpacciate di latte di mamma. Dormiamo avvinghiati come due amanti, o meglio, come una cosa sola, lasciandogli sempre libero accesso al seno. Quando inizieremo lo svezzamento, conto ovviamente di ridurre ulteriormente l’artificiale fino a toglierlo, proprio come è stato con il fratello Camillo.

Avere nozioni precise circa l’allattamento è stato per me indispensabile per affrontare in totale serenità un allattamento complementare. Essere peer mi ha insegnato a prendere del tempo per ascoltare il bambino, i suoi bisogni, i suoi segnali…e per osservare anche la mamma.

L’allattamento è

un lavoro di squadra,

una sinergia di azioni,

una fusione di amore,

una relazione unica e inimitabile che richiede tempo e passione,

soprattutto quando appare inizialmente tutto in salita.

Valentina Maria Lozza

Cosulente alla pari in allattamento

#Ipoplasiamammaria #ipogallatia #VALENTINAMARIALOZZA

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